Il Minestrone

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Cast

Regia: S. Citti
Sceneggiatura:
Genere: Commedia, Italia 1981
Durata: 1h 44'
Scenografia:
Musiche:
Costumi:
Produzione:
Interpreti: R. Benigni, N. Davoli


Trama

Ben prima degli Oscar per La vita è bella, anticipando di poco il surrealismo stralunato di Non ci resta che piangere con Massimo Troisi, Roberto Benigni aveva percorso le strade del cinema “popolare”, diretto dal pasoliniano Sergio Citti. Coadiuvato da una scalcinata compagnia di personaggi di strada – che hanno i volti e le umili inquietudini di Ninetto Davoli e Franco Citti, Daria Nicolodi e Fabio Traversa – il comico toscano affronta un tragitto contrassegnato da una carenza determinante: il cibo.

Realizzare una pellicola “sulla fame come modo di vita” è stata la premessa di quest’affresco di un’Italia di vent’anni fa, percorsa in lungo e in largo, all’inseguimento d’un appagamento dello stomaco che fa smarrire ogni ragionevolezza, annienta ogni altro desiderio ed occupa totalmente i sensi.

Brillante parabola della insopportabile privazione, Il minestrone non ricorre al macchiettismo regionale per dipingere persone e storie di varia disperazione, ma cattura l’essenza di un Paese che non offre asilo ai derelitti, che punta l’indice contro le espressioni umane della miseria e cela insidie e meschinità ad ogni angolo.

La fame degli antieroi in cammino mostra il suo aspetto deteriore perché atavica ed impossibile da soddisfare: via via più numeroso, il drappello di diseredati inghiotte amarezze e vessazioni, ma non trova il modo di sedersi dinanzi ad una tavola imbandita. Dinanzi alle porte chiuse, l’indigenza urlata scompostamente è puro smarrimento, proprio come in Accattone di Pasolini, in cui l’angoscia delle borgate è intrisa di fatale rassegnazione.

In una memorabile apparizione, Giorgio Gaber scende, quale inaffidabile deus ex machina, ad indicare, sul finale, la direzione ai famelici pellegrini. Armato di flebo, anziché di pastorale, tale improbabile Messia li avvierà definitivamente verso il nulla senza ritorno.

Spiazzante riflessione sulle povertà estreme, Il minestrone spruzza di neorealismo la cinematografia italiana dell’inizio degli anni ’80 che, in molte occasioni, nascondeva con colorate paillettes gli spietati morsi della fame di autori incapaci di servire allettanti proposte per il grande schermo.

di Simona D’Alessio
da www.incucina.tv
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